“SPUNTA ANCHE UN INTRUSO”

SPUNTA ANCHE UN INTRUSO
Morelli. Che dà il benvenuto dalla chiave di volta dei due locali in cui si articola ma rasse gna: da una parte c’è un paesag- gio alla Booklin ripreso alle prime luci dell’alba; dall’altra, Invece, occhieggia un paesaggio dall’aplomb ellenico con una statua certamente, una divini- tà dell’Olimpo che si erge all’ombra di una conifera. 1 riflettori, comunque, sono stati tutti per i magnifici cinque che hanno accettato di buon grado l’imprevista compagnia, conso- landosi con il fatto che l’intruso se ne sta buono buono in dis- parte, visto anche che Leo Morelli è anche il padrone di casa. E allora? Diamo la prece denza agli ospiti, predendo le mosse dal più giovane: Carlo Dicillo. Il quale ci presenta una scultura d’avanguardia dal tito- lo “Le memorie di un tempo”. Si tratta di una mega-sfera in pol- vere di marmo e vetroresina da cui spuntano ricci, cozze e con- chiglie dell’Adriatico, mentre, poco distante, spunta una botti-
glia alla quale di solito si affida- no messaggi che il mare dovreb be poi portare a destinazione. Li vicino c’è un’altra scultura che lancia suadenti richiami: si trat- ta di “Terra e cielo” caratteriz- zata dall’insolito inseguimento di un riccio da parte di una tar- taruga. Dal più giovane al più anziano. E’ Matteo Mastello che ci sorprende in una insolita veste, quella di scultore. “Sono, ad onor del vero, peccati di gio- ventù, quando negli anni verdi volli giocare re anche la carte dalla scultura. Ma tutti sanno che il mio grande e unico amore è stata la pittura”. Eppure, il mae stro di…..avrebbe mietuto suc- cessi anche nel campo degli affondi plastici, come attestano I due esemplari presenti in mostra, compresa la “Visita al lupanare”, dove si fa ammirare una appetitosa ragazze che oggi vengono chiamate “escort” E di anno in anno, ecco spuntare Mario Colonna. Il quale, sulle orme di Masiello, ha puntato le sue “chances” solo sulla scultu-
ra, abbandonando, sia pure in
questa occasione, la tradizione pittorica tipica della sua fami- glia. Ma anche in questo campo ha attirato sguardi di incondi- zionata ammirazione grazie ad una “piramide umana” che lui ha denominato “Stultifera navis”. Colpisce anche una pic- cola stele in cul la sera, con il suo caliginoso aplomb incalza dal piedistallo. Tocca poi ad un altro scultore, Giuseppe Morgese, irretirci con il suo fascinoso “charme”. Un tempo ci affascinava con i suo legni bruciacchiati alla maniera delle combustioni di Burri; ora, inve- ce, è passato al ferro, ma la musica non cambia: è sempre la stessa perché, anche con que- sto materiale più forte e pode- roso, l’artista riesce a regalarci opere di una grazia e di una levi- tà, come “L’uomo sotto la piog- gia”, che mandano in tilt l’inclito e l’incolto. E, dulcis in fundo, le scultufe di Pippo Gramegna. Che ci irretisce con una moder- nissima Sfinge dall’enigmatica espressione, sua caratteristica precipua sin dai tempi dell’anti- co Egitto. Nel suo corpo custo- disce una serie di frutti atti a produrre biomasse. Una manie- ra come un’altra per esprimere tutte le riserve e le perplessità dell’uomo d’oggi sull’uso dell’e- nergia nucleare e, in particolare, delle biomasse. Poco distante c’è una suggestiva ancora dal titolo emblematico “Giù al porto”, cui fa da contr’altare una accattivante n”Natura Morta”

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