“Bambole sonanti”
SPAZIO 10 DI
E-VENTI|L’esposizione di opere d’arte attira migliaia di visitatori
Bambole «sonanti» e bombette si aspetta che qualcosa accada
di SILVIA VITERBO
D iscreto, defilato su un pri- mo piano, suggestivo. No- nostante la poca visibilità lo «Spazio 10», punto espositivo culminate del progetto «e-venti di cambiamento», attira migliaia di visitatori e continua a suscitare parole di ammirazione.
La varietà dei linguaggi espressivi e delle sperimentazio- ni estetiche dei “creativi” presen- tati, trova un momento di vera poesia nelle campane di Claudio Capone. Fragili bambole suo- nanti, le cui gambe sottili quando urtano contro le pareti di creta, creano ogni volta l’incanto di un suono diverso. Disegnano una se- rialità affascinante, di donne con le vesti bianche che si stagliano contro il colore della creta, i ca- pelli col “tuppo”, le braccia tese come nei lamenti delle prefiche greche. E d’altronde Capone è na- to a Lecce, e ha respirato i riti della Grecia salentina. Donne senza bocca, forse perché desti- nate al silenzio o forse perché forti del linguaggio del proprio
corpo. Ritratti inconsueti di un’ami- ca, di se stessa, di una identità collettiva nelle porte e vecchie finestre di Angela Consoli. Co-
Correggiari con una delle creazioni del padiglione «e-venti di cambiamento>>
me sospese nell’aria sono di no- tevole impatto visivo, con la fram- mentazione dei segni e delle im- magini scandite dall’incollaggio di colore sui vecchi supporti li gnei.
Andrea Buttazzo, allinea in terminabili file di bombette nere. Suggestioni surreali che ricorda no Magritte, ma che invece na- scondono l’insidia di una miccia da accendere. Lo spazio esposi tivo diventa come un contenitore a pressione, ma al posto delle mic- ce, esili ceri bianchi accesi nella loro statica attesa che il tempo li
consumi, invitano ad aspettare che qualcosa si compia.
Stranito, al centro di un’arca di Noè immaginaria, lo scarpo- ne-ronzino di Carlo Dicillo, in terpreta la trasformazione ironi ca e creativa di oggetti banali, come le scarpe usate, in sculture ludiche che entrano nel momen- to artistico del “riciclato”.
Annunciata dalle parole del poeta Guido Oldani “… queste rughe d’idrica penuria non è det to che il soldo le disseti: iddio trasformi il globo in un’anguria”, l’acqua definisce percorsi crea-
tivi.
La terra ha sete. E anche gli uomini hanno sete di conoscen- za.
Acqua policroma raccolta in semplici barattoli, da Gianni De Benedittis, gioielliere salentino vincitore del concorso “Who is on next?” realizzato da Vogue Ita- lia.
Acqua che diviene il virtuale filo di Arianna, che porta dalle tenebre del labirinto alla luce dei suoi gioielli, anch’essi fatti di fili che fermano coralli o avvolgono le pietre come teneri nidi.
Acqua nei contenitori di creta di Massimo Gallucci. Accanto ad una personale interpretazione del barocco salentino, un’ulterio- re indagine a ritroso nella civiltà messapica con la riproposta delle fogge arcaiche di una cultura ru- rale in chiave moderna, senza to- gliere nulla alla purezza delle for- me originali. Involucri, le cui for- me tondeggianti richiamano an- cora una volta la donna, massimo contenitore di vita.
Arsa dal sole e dal vento, ri- generata solo dalla pioggia, la scultura esterna di Igino Iurilli, appare come lasciata per caso su un tappeto di sabbia che il vento solleva all’intorno. Vento di cam- biamenti.
